C3. ... per l'insegnante

I bambini amano molto discutere di questi argomenti: possono addirittura costruire "teorie" sul funzionamento della fortuna (Valentina R.) basandosi sulle "sorcelleries".

Spesso si possono "leggere" anche le percezioni che ognuno ha di sé in rapporto alla fortuna: quasi tutti sostengono di essere sfortunati (talvolta non corrisponde alla realtà dei sorteggi di scuola! Per l’extrascuola è difficile stabilire se ciò che i bambini raccontano corrisponde a fatti "reali"). Ma anche ciò può essere visto come una forma scaramantica.

Il clima della discussione era sì piuttosto acceso, ma del tutto sereno.

Da notare inoltre che quando Pietro porta il discorso a livello "razionale" ("possibilità 1su18") questo sembra non interessare nessuno. Significativa anche la "temporalizzazione" e la "spazializzazione" della fortuna (che "dura"poco o tanto e che "viaggia") e la sua personificazione, per finire con la sua negazione ("allora la fortuna non esiste"), in un crescendo concertato dai bambini.

Forse era opportuno "istituzionalizzare", in un testo collettivo di sintesi, anche la conclusione di Thomas: " vuol dire che è solo un caso".