Anche in questo caso, l'occasione di svolgere attività matematiche non deve nascondere (agli occhi dei bambini... e nella mente dell'insegnante!) che "monete e prezzi" significa anzitutto approccio ad una parte significativa dell'esperienza extrascolastica, che il bambino di I elementare fuori della scuola percepisce come "molto importante" ma nella maggior parte dei casi non pratica ancora direttamente e personalmente.
Si tratta cioè di una esperienza "potenziale", per la maggior parte dei bambini non ancora "realmente esperita". Ben diversi sono i risultati di apprendimento se gradualmente l'insegnante conduce i bambini a "fare esperienza" significativa, o se viceversa si limita a proporre "problemi da sussidiario" aventi per oggetto monete e prezzi.
In particolare, abbiamo osservato che i risultati di apprendimento su uno dei nodi cruciali e più difficili (acquisizione del significato "valore" del numero; cfr. linee metodologiche pag. 29) dipende in misura decisiva, nei bambini con difficoltà di apprendimento, dalla quantità e dalla qualità degli acquisti "veri" realizzati, in negozio o anche in classe: è solo attraverso il meccanismo "vero" di acquisto (e di cambio) che certi bambini imparano a trattare "una" moneta da 200 come "due" monete da 100!
D'altra parte, lo svolgere "realisticamente" il lavoro su "monete e prezzi", secondo i meccanismi propri della vita extrascolastica consente anche di introdurre i bambini in quelle tematiche economiche che costituiscono uno dei filoni portanti del nostro progetto (oltre che un punto qualificante dei nuovi programmi: vedi il testo dei programmi per l'area degli "studi sociali").
In effetti i genitori devono essere coinvolti in questo tipo di proposta didattica, che va spiegata da subito in termini molto semplici e comprensibili evidenziando questi aspetti: